LA PAROLA DI EMMAUS' ASSEMBLEA MONDIALE EMMAUS INTERNAZIONALE
Come previsto, dal 17 al 22 novembre 2003, si è svolta in Burkina Faso, la decima Assemblea mondiale del nostro Movimento. Quasi 500 delegati dei 300 gruppi Emmaus, provenienti da 47 paesi dei quattro continenti, si sono riuniti a Ouagadougou per discutere della situazione del mondo attuale, con le sue speranze e le sue ingiustizie. Numerosi gli esperti africani che hanno aiutato i partecipanti a meglio conoscere le attuali sfide che la terribile ed entusiasmante realtà del mondo pone a tutti, donne e uomini capaci di futuro. Significativa la partecipazione di Blaise Compaorè, Presidente della Repubblica del Burkina Faso, alla semplice cerimonia di apertura. Apprezzata, anche se non da tutti, la sua scelta di esserci, per ascoltare, senza parlare. Nel rimandare ad un prossimo futuro, un’informazione più completa degli intensi giorni africani, ci limitiamo a segnalare due fatti importanti: L’adozione da parte dell’Assemblea di Emmaus dei nuovi statuti più confacenti alla realtà attuale del Movimento e del suo ruolo nella società civile mondiale e la rielezione di Renzo FIOR, responsabile della Comunità Emmaus di Villafranca, a Presidente di Emmaus Internazionale, al quale rinnoviamo tutti i nostri più fraterni auguri. Renzo ha creduto in questi nuovi statuti, ha gettato anche alcune piste-progetti di riflessione per una più efficace azione futura, quindi è una buona garanzia per un positivo risultato nel difficile lavoro che ci aspetta, a tutti i livelli: locale, nazionale, continentale e mondiale. I problemi, le tragedie, le ingiustizie non mancano. Nonostante tutto, non mancano pure il nostro impegno, la nostra decisa volontà, la nostra sicura speranza in un mondo diverso. Ci limitiamo, per ora, a pubblicare il testo della Dichiarazione finale, letta dal presidente Renzo Fior al termine di una marcia festosa per le vie della capitale, conclusasi davanti al Ministero degli Esteri, alla presenza del Ministro e dei suoi collaboratori.
DICHIARAZIONE FINALE
Ouagadougou, 22 novembre 2003
Noi, gruppi Emmaus provenienti da 47 paesi dell’Africa, Americhe, Asia ed Europa, riuniti in assemblea mondiale a Ouagadougou (Burkina Faso) dal 17 al 22 novembre 2003 attorno al nostro Fondatore l’Abbé Pierre, ci siamo confrontati sul tema: « Insieme, Agire, Denunciare”. Dopo oltre cinquant’anni di esistenza e di lavoro con ed al servizio dei più sofferenti e dei più poveri del pianeta, partendo dall’esperienza che ci viene dalle nostre azioni, siamo costretti a constatare: una miseria galoppante ; un aumento delle malattie quali l’aids e la malaria che decimano le popolazioni del Sud ; un sempre più vasto aumento di guerre create, mantenute e sostenute da potenze straniere, complici alcuni poteri locali, con le loro drammatiche conseguenze : aumento dei rifugiati e degli sfollati, bambini arruolati nei diversi eserciti, carestie senza fine, massacri politici, uccisioni di giornalisti e di sindacalisti, e via dicendo; un saccheggio sistematico delle ricchezze dei paesi del Sud ad opera delle imprese transnazionali ; una sempre maggiore concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi ; una corruzione in continuo aumento ed espansione, favorita anche da alcuni dirigenti politici ; una privatizzazione selvaggia, imposta dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale attraverso i vari Programmi di Aggiustamento strutturale le cui conseguenze prevedibili sono le svendite di imprese, di fabbriche e servizi, la disoccupazione, i licenziamenti ed infiniti altri drammi sociali ed umani; un aumento dei terrorismi e degli integralismi religiosi di ogni specie.
Di fronte a questa situazione, sentiamo il dovere di denunciare : le potenze straniere e locali che provocano ed alimentano le guerre, il commercio delle armi, i traffici criminali diversi; l'arruolamento dei bambini soldato nelle diverse guerre, e tutte le forme moderne di schiavitù : traffico di esseri umani per lo sfruttamento sia sessuale che nel lavoro, ed ogni altro crimine contro l’umanità; le perverse politiche economiche e sociali della Banca mondiale e delle altre organizzazioni internazionali quali il WTO, il Fondo monetario internazionale con i loro vari programmi di aggiustamento strutturale ; la ingiusta ripartizione delle ricchezze della terra, e soprattutto la privatizzazione dell’acqua, dell’elettricità e dei servizi essenziali della salute, istruzione e della cultura.
Forti della nostra pur piccola, ma attiva presenza nel mondo, interpelliamo : la società civile perché con maggiore responsabilità ed iniziative concrete sappia difendere i diritti delle popolazioni, favorendo il loro lavoro in rete per una più efficace presa di parola politica ; le autorità dei nostri rispettivi paesi ad essere i porta-parola delle nostre denunce e delle nostre richieste nelle varie istituzioni ed istanze internazionali ; l'Organizzazione delle Nazioni Unite perché sappia finalmente essere strumento di soluzione pacifica, giusta ed equa dei conflitti ; il WTO, la Banca mondiale ed il Fondo monetario internazionale perché sappiano, finalmente, prendere in giusta considerazione le preoccupazioni dei produttori e delle popolazioni coinvolte, in particolare dei paesi del sud e dell’Est dell’Europa, per un’effettiva economia di giustizia ; i governanti del mondo perché cessino le guerre ed il commercio delle armi, e per una migliore e più equa ripartizione delle ricchezze della terra.
Ouagadougou, 22 novembre 2003 I partecipanti all’Assemblea mondiale di Emmaus Internazionale
EMMAUS CONTRO LA GUERRA
L'Abbé Pierre e il Comitato Esecutivo di Emmaus Internazionale esprimono la loro opposizione più netta all'intenzione dichiarata dalla amministrazione degli Stati Uniti di fare guerra all'Irak, nonché ad ogni forma di azioni terroristiche in generale.
Noi ci uniamo a tutti coloro che, contro i predicatori della guerra, sono impegnati per la difesa dei Diritti umani, per la costruzione della pace e della giustizia nel mondo e per promuovere un nuovo ordine internazionale giusto e democratico.
La tendenza al disarmo, iniziata dopo la caduta del muro di Berlino, oggi ha lasciato il posto ad un rinnovato aumento delle spese militari ed a una espansione del commercio delle armi.
FERMIAMO QUESTA CORSA AL FINANZIAMENTO DELLA MORTE
Ogni guerra, specie quelle provocate nei paesi più poveri, sono azioni che mirano a costruire potenziali concorrenti economici ed a garantire per sè il controllo delle risorse energetiche. La democrazia non puo' essere promossa da atti di guerra. Una guerra 'preventiva' in Irak certamente destabilizzerà tutta la regione. Al contrario, oggi, la priorità é di rilanciare il processo di pace in Medio Oriente e promuovere la democrazia in Irak favorendo il rafforzamento della società civile locale. Una nuova guerra, inoltre, contribuirà non solo ad esporre innocenti ad azioni di barbarie, ma farà nascere sentimenti di odio ed aumenterà il fossato tra l'Occidente e l'Islam. Noi esigiamo da tutti i Capi di Stato, specialmente quelli dei paesi membri dell'Unione Europea, il netto rifiuto della guerra, con coerenti comportamenti ed azioni diplomatiche serie e convincenti. Noi esigiamo che tutti i capi di Stato dell'Unione Europea richiedano al Consiglio di Sicurezza dell'ONU ed alla Assemblea delle Nazioni Unite una risoluzione per la ripresa delle ispezioni in Irak sulla base della risoluzione 1284 (1999) e, in cambio di questa accettazione, la fine delle sanzioni che, da troppo tempo, affliggono la popolazione civile irachena. Noi chiediamo a tutti i gruppi Emmaus nel mondo, ed a tutte le altre organizzazioni di sostenere questo appello e di realizzare un'azione simbolica: - Inviare questo appello al Capo di Stato ed alle autorità del proprio paese - Esporre questa pagina, farne copie e distribuirle. Emmaus Internazionale Emmaus Italia 23 settembre 2002
Un’altra guerra no! Appello della società civile contro la guerra infinita
A sei mesi dagli attentati terroristici di New York e Washington, mentre nessuno ha potuto ancora scrivere la parola fine alla guerra in Afganistan e fare un vero bilancio delle sue conseguenze, il Presidente Bush ha annunciato che la sua dottrina contro il terrorismo prevede il più grande aumento delle spese militari della storia degli Stati Uniti, la militarizzazione dello spazio, il possibile uso delle armi nucleari e una vasta gamma di nuove operazioni militari senza quartiere. Una nuova guerra contro l’Iraq sembra ormai alle porte. Nonostante le perplessità espresse da numerosi paesi e dall’Unione Europea, agli alleati viene chiesto un assenso aperto o silenzioso ma se non ci dovesse essere accordo gli Stati Uniti dichiarano di essere pronti ad agire da soli.
Noi, rappresentanti di numerose organizzazioni della società civile, fedeli alla Costituzione Italiana, alla Carta delle Nazioni Unite e al diritto internazionale dei diritti umani che essa ha generato, allarmati per il terribile futuro che ci è stato prospettato, vogliamo esprimere il nostro profondo dissenso: la dottrina di Bush contro il terrorismo è sbagliata, illegale e pericolosa.
Uniamo le nostre voci per chiedere all’Italia, all’Unione Europea e all’Organizzazione delle Nazioni Unite di avviare tutte le iniziative diplomatiche necessarie per scongiurare questa prospettiva, negando ogni forma di sostegno alle nuove guerre annunciate. Dobbiamo fare ogni sforzo per evitare di essere risucchiati in una nuova spirale di guerra senza fine. I suoi drammatici costi umani ed economici sono evidenti già oggi.
Per opporsi a questo rischio l’Italia e l’Europa non devono limitarsi a dire no alla guerra e al terrorismo. Esse devono perseguire con determinazione un’altra strada più decisa, precisa ed efficace: la strada della legalità, della giustizia penale e della cooperazione internazionale.
Il terrorismo si vince promovendo il rispetto e l’applicazione delle regole e della legalità internazionale e non violandole. Il terrorismo si vince promovendo la giustizia penale internazionale, ratificando e insediando subito la Corte Penale Internazionale e non ostacolandola. Il terrorismo si vince investendo sulla pacificazione e la ricostruzione dell’Afganistan e non abbandonando quel paese nelle mani dei signori della guerra. Il terrorismo si vince isolando e delegittimando i dittatori e non usandoli a piacimento. Il terrorismo si vince con una politica globale di prevenzione e soluzione dei conflitti (senza “due pesi e due misure”) e non alimentandone la proliferazione. Il terrorismo si vince mettendo fine alla guerra israelo-palestinese e non assistendo colpevolmente alla sua estensione. Il terrorismo si vince rafforzando la cooperazione internazionale a tutti i livelli e non con l’unilateralismo dei potenti. Il terrorismo si vince riconoscendo il ruolo centrale delle Nazioni Unite e non delegittimandole. Il terrorismo si vince riducendo le sue cause e lavorando tenacemente per ridurre l’ingiustizia economica e sociale planetaria non accrescendola. Il terrorismo si vince promovendo la democrazia e favorendo la crescita della società civile e non ignorando la sua voce. Il terrorismo si vince riconoscendo tutte le minacce globali (ambientali, sociali, alimentari,…) che incombono sull’umanità e non ignorandole. In altre parole il terrorismo si vince promovendo non la guerra ma la globalizzazione della giustizia, della democrazia e dei diritti umani. Invitiamo tutte le donne e gli uomini amanti della pace e della giustizia a raccogliere questa sfida impegnandosi a percorrere insieme questa nuova strada.
Un altro mondo è possibile, solo se, lo vuoi anche tu.
Tavola della Pace Perugia, 12 marzo 2002
Per aderire all’Appello rivolgiti a: Tavola della Pace via della viola 1 (06100) Perugia tel 075/5736890 fax 075/5739337 email: segreteria@perlapace.it
Mozione approvata dalla Commissione Amministrativa Emmaus Internazionale Montevideo, dicembre 2001
La spirale di violenza esercitata nei confronti delle persone più deboli si sta aggravando in ogni parte del mondo.
Servire per primo il più debole e sofferente, la fonte della pace è là. In quest’epoca di mondializzazione dell’economia imposta dalle popolazioni ricche a quelle povere, Emmaus denuncia e lotta contro le diverse forme di terrorismo che restano ancora oggi impunite e volontariamente ignorate dai mezzi di comunicazione. Per fare solo qualche esempio:
La sacro santa legge di mercato che provoca ogni giorno la morte di centinaia di persone che non possono acquistare i medicinali che le potrebbero salvare.
La sistematica distruzione delle attività agricole tradizionali per lasciare spazio alle piantagioni delle multinazionali.
Il commercio delle armi che appoggia le tirannie militari ed impedisce l’instaurarsi ed il consolidarsi di governi democratici.
Tutto questo accompagnato dai fondamentalismi religiosi che minacciano l’autonomia economica e l’indipendenza dei popoli.
Convinti che l’eliminazione della miseria distrugge alla base una delle cause principali del terrorismo, Emmaus domanda a tutti i governi di impegnarsi rapidamente nella lotta contro le cause della miseria, contro le diverse forme di ingiustizia e di offesa alla dignità dell’Uomo.
Per questa ragione, Emmaus chiede l’applicazione delle seguenti misure:
1. Rispettare l’obbiettivo di un aiuto pubblico allo sviluppo pari al 0,7% del PIL.
2. Garantire che la conferenza sul finanziamento dello sviluppo che si terrà a Monterry (Messico) nel marzo del 2002, segni un avanzamento nel processo di redistribuzione delle ricchezze su scala mondiale.
3. Rivendicare una stretta collaborazione tra le Nazioni Unite e le istituzioni finanziarie internazionali ed una maggiore democrazia nel sistema decisionale di quest’ultime.
4. Azzerare il debito dei paesi più poveri.
5. Controllare i mercati finanziari e tassare le transazioni a carattere speculativo.
6. Promuovere un’azione diplomatica forte per la soluzione dei conflitti armati basata sull’intervento delle Nazioni Unite.
La sola vera guerra è la guerra contro la miseria ! Non un soldo, né un uomo, né una donna, né un bambino alla guerra !
La Commissione Amministrativa domanda a tutti i gruppi di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni ad applicare tali misure.
G8… e gli altri?
Padre, tra pochi giorni, a Genova si riuniranno gli 8 Grandi della terra per discutere dei problemi legati alla globalizzazione… Lei ha fondato un Movimento, Emmaus, strutturato attorno alla mondializzazione della solidarietà. Che può dirci in merito?
Anzitutto, ho qualche difficoltà ad utilizzare l’espressione “G8”… Gli 8 grandi?! Ma qual’è l’unità di misura per stabilire questa loro grandezza? La ricchezza economica e finanziaria delle rispettive nazioni? L’industrializzazione realizzata al loro interno? Il loro potere militare? La quantità di beni prodotti e consumati dalle rispettive popolazioni? Basta tutto questo a far “grande” una persona umana?! Sinceramente, ho qualche dubbio. E questo dubbio aumenta in me la certezza della legittimità di questo incontro. Per essere veramente grandi, occorrono altre qualità, occorrono vere qualità, veri valori… e per essere veramente rappresentativi, la sede legittima degli incontri mondiali resta l’ONU.
Ma, Padre, in ogni caso non è male che si incontrino…
Non è questa la questione più importante… E’ bene che si incontrino, ma sarebbe meglio che ci fossero anche “gli altri”… cioè anche i rappresentanti delle popolazioni più povere. Perché, se è vero che questi cosiddetti “grandi” discuteranno delle sorti del pianeta ed anche di come lottare contro la miseria nel mondo, mi pare ovvio che la presenza dei “diretti interessati” è obbligatoria. A Genova manca la maggior parte dell’Umanità! Il “pensare per…”, non mi è mai piaciuto. Meno che meno il “decidere per…” Ho sempre preferito il “pensare” e meglio ancora il “fare con…” A George, il primo “compagno di Emmaus”, assassino, graziato per buona condotta, che ho incontrato, più di 50 anni fa, in ospedale dove aveva cercato di suicidarsi in un momento di disperazione, avrei potuto suggerire o anche imporre tante soluzioni da me ritenute risolutorie per la sua situazione… Al contrario, ho preferito proporgli di venire con me, ad aiutarmi a costruire case (illegalmente!) per i senza tetto di Parigi… E insieme, con tutta la serie numerosa dei tanti “George” che sono venuti dopo, in Francia e nelle altre 40 nazioni del mondo, qualcosa abbiamo potuto e saputo fare…
Anche perché penso ci sia ormai poco da “dire” di nuovo sui grandi problemi dell’umanità di oggi. Ci sono, per esempio, non poche convenzioni, dichiarazioni e delibere delle Nazioni Unite che riguardano i “Diritti dell’Uomo”. Testi bellissimi… che non vengono applicati… soprattutto proprio da questi “grandi”… Ad esempio: basterebbe che questi G8 ratificassero ed applicassero la Convenzione internazionale sui diritti dei “migranti”, adottata nel 1990 dalle Nazioni Unite… E ancora, basterebbe che questi “G8” rispettassero immediatamente l’impegno preso, sempre in sede ONU, di devolvere e di fare in modo di impiegare con giustizia ed onestà, lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo per la cooperazione internazionale, preferendo i paesi meno favoriti, perché alcune tra le più terribili situazioni di fame e di miseria fossero rese meno terribili e drammatiche… Basterebbe che istituissero una tassazione sui movimenti di capitali… basterebbe che decretassero l’annullamento del debito dei paesi maggiormente impoveriti ed il cambiamento delle “regole del gioco” che impongono determinati, ingiusti rapporti tra i popoli… Riusciranno a fare tutto questo?
Allora, forse, non si sarebbero riuniti (e spesi così tanti miliardi) per nulla!
Ma allora, lei Padre non ha fiducia in questi summit dei rappresentanti dei paesi più potenti della terra?
Il problema, ripeto, non è d’avere o di non avere fiducia in questi summit, come il prossimo in programma a Genova… Il problema è che non ritengo giusto il principio di riunirsi “solo” perché potenti, industrializzati, armati fino al collo ed anche di più, stracolmi di soldi e di prodotti di ogni genere da consumare anche se “nocivi alla salute” come le armi, gli scudi stellari, i cibi transgenici ed altro… Com’è possibile pensare che questi “G8” possano o vogliano veramente, ad esempio, porre fine alle tante guerre che dilaniano numerosi popoli, specialmente in Africa, ma anche in Europa e dintorni, se sono proprio questi stessi paesi che i “G8” rappresentano i maggiori mercanti d’armi??? Ma quale che sia l’argomento su cui discutono, questi “G8” si trovano sempre in permanente conflitto di interessi.
Incontri come quello di Genova, li vedrei, comunque, molto più proficui, se venissero fatti per conoscere veramente la realtà di miseria e di fame e di ingiustizia che opprime la maggior parte della popolazione mondiale.
Tre mesi fa sono stato in Madagascar. La situazione di miseria e di ingiustizia esistente attorno a me era talmente insopportabile, che per la prima volta in vita mia mi venne quasi di bestemmiare… tale era la rabbia, la rivolta di tutto me stesso, di fronte ad una realtà impossibile per esseri umani, figli di Dio e fratelli nostri. Ed in quei giorni, pensai proprio che farebbe bene ai responsabili delle nazioni cosiddette ricche (non dimentichiamo che anche in queste nazioni esistono vaste aree di grande povertà… L’Europa infatti è ricca di oltre 50 milioni di poveri!!!), sì! Farebbe bene, ogni tanto, andare a visitare queste aree in cui una moltitudine di bambini, donne e uomini, nostri fratelli, sono costretti a vivere, a tentare di sopravvivere con meno di un dollaro al giorno…
Qualche volta dico che questi “G8” (ed anche gli altri “G” dei paesi poveri) sono da capire se pensano agli scudi stellari per la loro sicurezza, alle grandi infrastrutture, ai grandi restauri di opere d’arte… piuttosto che ad assicurare l’acqua potabile in tutte le bidonvilles del mondo, a garantire scuole e servizi sanitari, e casa e lavoro per tanti miliardi di persone che ne sono prive… Questi “G” di tutti i paesi del mondo non hanno l’abitudine di frequentare certi luoghi “malfamati” o “insicuri”…
Penso che anche a Genova, come in tutte le grandi città dell’Europa e dell’America del Nord o del grande Giappone, ci siano quartieri, vicoli insalubri e insicuri… che avrebbero dovuto essere prioritari nell’azione di recupero e di risanamento rispetto a quanto è stato fatto anche in vista di questo summit… Così, i “G8” vedranno solo la parte “migliore” di Genova… e purtroppo, essi non potranno nemmeno ascoltare direttamente la voce di quanti, e speriamo siano tanti, che in contemporanea, a Genova cercheranno di esprimere le loro ragioni di dissenso a come sta andando il mondo oggigiorno, ma soprattutto non potranno, non avranno né tempo né modo di ascoltare le proposte alternative a quelle in discussione a Palazzo Reale, proposte alternative pensate e verificate CON coloro che, nel mondo, subiscono e pagano col sangue e con la loro vita, le decisioni e talvolta anche la latitanza dei “GX”…
Padre, comunque, lei è pessimista o ottimista, pensando al futuro del mondo?
Beh, lo sai bene anche tu… Se penso al nostro amico africano che solo per aver firmato una petizione contro il proprio governo (democratico?!) si è visto arrivare a casa una pattuglia di poliziotti che, dopo avergli chiesto il perché avesse firmato la petizione, hanno presidiato la sua casa per tutta la giornata come forma di minaccia… Se penso all’assurdità di quanto “scoperto” un mese fa nel mare di Sicilia: 283 persone che fuggivano dal proprio paese dopo avere troppo sofferto la miseria, la fame e la guerra, avendo nel cuore l’attesa di una vita migliore in Europa… dimenticate in fondo al mare per 5 anni… e non sono le sole “assurdità” esistenti nel mondo… ci sarebbero poche ragioni di speranza.
Ma, quand même!, nonostante tutto, sono ottimista perché conosco in tutte le parti del mondo il lavoro e la resistenza dei poveri.
Due anni fa, in occasione dei 50 anni del Movimento Emmaus, abbiamo lanciato il messaggio: “Rifare il mondo è possibile”. Questa nostra certezza non era illusione, Era proprio una vera certezza. E non pensavamo solo ai poveri “stracciaioli” di Emmaus, ma a tutta la moltitudine di poveri che, nonostante tutto, continua a credere all’amore, e quindi alla libertà ed alla speranza. Da questa resistenza, da questa collera, da questa lotta arriverà la salvezza del mondo… non certo dai tanti summit dei cosiddetti “grandi”.
A cura di Graziano Zoni |