COMUNICATO STAMPA
Amici miei, svegliatevi! Basta con l’indifferenza!
Bisogna
proprio attendere le catastrofi annunciate e ben documentate per
riuscire a mobilitarsi? Molte autorità municipali, soprattutto quelle
di alcune grandi città, tradiscono - si tradiscono! - rifiutando il
loro sostegno ai più deboli…
Unitevi
tutti per mettere in comune le vostre lotte, i vostri successi e
sostenere la vostra azione perché ovunque vengano serviti per primi i
più deboli.
(Abbé Pierre)
L’Abbè Pierre ci ha insegnato a guardare
la realtà non con gli occhi di chi cerca solo di ricavarne
esclusivamente un tornaconto ma con la preoccupazione di chi vuole
lavorare per la difesa dei diritti delle persone. In questo senso ci
ha insegnato a non aver paura del sentimento della collera; non una collera che si sprigiona solo quando sono in pericolo i nostri interessi ma al contrario quando sono in gioco i diritti degli ultimi, dei più poveri… quando la collera è del tutto disinteressata.
Una parte della società e della politica, sostenuta dal tam tam
martellante dei media, ha cavalcato con eccesso la tigre della paura,
del bisogno di sicurezza, dell’assedio e dell’invasione da parte dello
straniero, dei Rom, dei poveri che mendicano nelle nostre città.
Abbiamo identificato il nemico. Oggi questa parte della società si
meraviglia delle reazioni violente e incontrollate avvenute ultimamente
nei confronti dei Rom a Napoli e altrove.
Abbiamo paura del diverso e viviamo questa presenza come una “ferita”.
Oggi dobbiamo “rischiare” di vivere ed
annunciare che la sola “sicurezza”, la pace e il vero progresso nascono
dall’incontro con l’altro, col diverso; dall’abbattere piuttosto
che innalzare mura, dalla fiducia reciproca, dal capire e vivere che
l’interesse più nobile e alto è quello che coinvolge tutti; che la
fraternità non è un’utopia ma che per realizzarla vale la pena spendere
la nostra vita e il nostro tempo.
Una politica intelligente di
accoglienza, storicamente, ha sempre dato risultati più positivi di un
regime di segregazione, di persecuzione e di rifiuto.
Non siamo dei disincantati che vivono fuori dalla storia; ci rendiamo
conto che l’immigrazione porta anche problemi ed è causa di situazioni
tragiche; ma proprio perché siamo una civiltà matura e intelligente non
facciamo di tutta un’erba un fascio e non criminalizziamo popoli interi
per colpa di qualcuno che delinque.
La collera, che l’Abbè Pierre ci ha insegnato, ci aiuti a non perdere questa passione profonda per l’uomo e soprattutto per l’uomo che soffre e che viene considerato “spazzatura”.
Emmaus Italia
A nome anche delle Comunità e Gruppi
Emmaus di Catanzaro, Roma, Arezzo, Firenze, Ferrara, Quarrata, Prato,
Fiesso Umbertiano, Padova, Piadena, Villafranca di Verona, Erba e Boves.
|
 |
03 aprile 2008
A PROPOSITO DELLA NUOVA “PENSATA”
dell’Assessore Graziano
CIONI del Comune di Firenze.
“Nei giorni scorsi, - racconta l’assessore Cioni – una
signora non vedente ha urtato contro un mendicante, è caduta e ha riportato
diverse ferite.”
Immediatamente, scatta nello
zelante assessore, una “geniale pensata”. Togliere dal centro storico i
mendicanti… Come sono lontani i tempi del Sindaco La Pira, che sicuramente non
sarà fiero di queste proposte.
Domanda all’Assessore: “Se
quella Signora non vedente avesse urtato non so, un vigile urbano o un turista
qualsiasi, lo zelante Cioni avrebbe pensato di eliminare dal centro di Firenze
tutti i vigili o tutti i turisti?”
Siamo seri, Assessore Cioni!
Ci sembra che i cittadini di
Firenze abbiano diritto a regole di cittadinanza di ben altro profilo per
salvaguardare la bellezza storica e sociale della loro città.
A Recife (Brasile) durante le
feste cittadine sono soliti prendere i “meninos de rua” dal centro della città
e portarli “al sicuro” chiusi in un luogo del porto, per poi farli uscire finita
la festa… Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Ed anche dalle responsabilità
degli Amministratori. Potrebbe essere
un’idea, un po’ forzata ma efficace.
Emmaus, a Firenze, dopo oltre
20 anni, ha dovuto chiudere la Comunità di accoglienza perché nessuna
istituzione ci ha dato una mano per continuare; a Roma, da 15 anni la Comunità
Emmaus locale opera in situazioni di particolare precarietà per poter
continuare ad accogliere oltre 20 persone che, com’è tradizione a Emmaus, si
mantengono col proprio lavoro…
Quando si sentono
dichiarazioni simili a quelle dell’Assessore Cioni, a stento riusciamo a
trattenere la nostra rabbia, meglio la nostra collera d’Amore” come ci ha
insegnato l’Abbé Pierre…
No, Assessore Cioni, prima i
lavavetri, poi i mendicanti, e domani a chi toccherà? Chi deturperà, secondo
lei, l’immagine della grande e splendida Firenze, da pensare, magari, di
caricarli tutti su un vagone e portarli dove non diano noia agli occhi della
“gente perbene” ?
Di vagoni di cui vergognarci
ne abbiamo già visti abbastanza… ora è tempo, ed i mezzi ed i modi ci sono!, di
trovare soluzioni umane per coloro che soffrono di più. E, ci creda, non si
divertono a soffrire di più! Ne farebbero benissimo a meno!
Vogliamo provarci una buona
volta? Altrimenti aveva ragione l’Abbé Pierre: “Prima che muoiano
legalmente, preferisco che vivano illegalmente.” Sarà inevitabile.
Emmaus, nel suo piccolo, lo
sta facendo, ed è disposta a continuare ed a fare ancora meglio.
Graziano ZONI – presidente Emmaus Italia
A nome anche delle Comunità e Gruppi Emmaus di Catanzaro, Roma, Arezzo,
Firenze, Quarrata, Prato, Fiesso Umbertiano, Padova, Piadena, Villafranca di
Verona, Erba e Boves. |
 |
|
22/01/2008 Primo anniversario della morte dell’ABBE’ PIERRE
L’ABBE’ PIERRE “IN
VACANZA”…
NOI “CONTINUIAMO…”
L’ABBE’ PIERRE “IN VACANZA”… NOI “CONTINUIAMO…”
E’ passato un anno da quando l’Abbé Pierre ha iniziato “le grandi vacanze”. Noi tutti a Emmaus, lo sentiamo veramente ancora vivente. Anche in Italia, Emmaus ha scelto, e non solo nella ricorrenza del primo anno della sua morte, di riaffermare il proprio impegno a continuare la sua azione, iniziata a Parigi, nel 1949. A livello mondiale, Emmaus ha celebrato nell’ottobre scorso, a Sarajevo, la sua 11ma assemblea generale. 350 persone, in rappresentanza dei 317 gruppi Emmaus sparsi nei 4 continenti in oltre 40 paesi hanno accettato la sfida dell’Abbé Pierre. Lottare, agire anche politicamente, per salvaguardare la dignità della Persona umana, iniziando dai più sofferenti, dai più deboli, dai più dimenticati. Non possiamo dimenticare le sue “collere d’amore” quando sapeva, quando vedeva che la Persona umana veniva offesa nella sua dignità e nei suoi diritti, “Piuttosto che queste persone muoiano legalmente, preferisco che vivano illegalmente.” E se la polizia veniva per richiedere il “permesso edilizio” per le case d’emergenza che con i suoi “stracciaioli-costruttori” aveva costruito per i senzatetto, lui mostrava il certificato di nascita di queste persone, come documento, come prova del loro diritto di vivere, e di vivere in dignità.
La realtà attuale del mondo è preoccupante e inaccettabile. A Sarajevo, i 350 delegati Emmaus di tutto il mondo hanno riaffermato: 1° Il rifiuto di ogni violenza come condizione indispensabile per vivere insieme, riconoscendo ai Popoli la competenza e la capacità di analizzare insieme, con l’ascolto reciproco, le situazioni di conflitto. La giustizia basata sulla conoscenza dei fatti e la ricerca della verità resta il presupposto prioritario ad ogni cammino di riconciliazione. Oggi più che mai è importante lottare per una “convivialità delle differenze”. Da qui l’impegno dei Gruppi Emmaus di mettere l’esperienza delle proprie comunità, nell’accoglienza incondizionata delle persone, al servizio della difesa dei diritti della persona umana a tutti i livelli, unendosi alle campagne in atto e ad ogni altra azione condotta dalle diverse organizzazioni locali ed internazionali. 2° Guerre e catastrofi naturali spingono sempre più milioni di persone a migrare altrove, mentre le politiche e le prassi disumane che regolano questo fenomeno, peraltro inarrestabile, altro non sono che una continua, barbara, illegale violazione del diritto naturale alla libera circolazione. Diritto che viene riconosciuto alle merci ed ai capitali, ma non alle persone. Emmaus condanna severamente questa diffusa mentalità poliziesca che oltre ad essere illegale, costringe le persone a rischiare sempre di più la propria vita per scappare da situazioni di miseria, fame, ingiustizia e guerra. Se vogliamo allora tutti insieme fare memoria dell’Abbé Pierre, dobbiamo essere decisi, come singoli e come gruppi Emmaus e non, a continuarne l’azione, a qualunque costo. Dalla parte di Abele sempre, quale che sia Caino.
22 gennaio 2008 Emmaus Italia |
 |
MEGLIO CHE VIVANO ILLEGALMENTE PIUTTOSTO CHE MUOIANO LEGALMENTE
Una dichiarazione di Emmaus sull’assurda avventura dei 37 della Cap Anamur
In seguito all’iniziativa di Emmaus Italia e Emmaus Germania, a nome del Movimento Emmaus Internazionale, nel momento in cui, finalmente, le 37 persone provenienti da alcuni paesi africani, specie dal Ghana, Nigeria e Niger, hanno potuto sbarcare a Porto Empedocle, in Italia, noi vogliamo denunciare la mostruosità, ancora nel 2004!, di violazioni dei diritti fondamentali della Persona.
Sta bene proteggere i “cani” con una legge ad hoc, come è appena accaduto in Italia, ma la Persona umana, almeno per noi, viene prima!
Dopo 22 giorni di ping-pong internazionale tra i governi d’Italia e di Germania per trovare una « corretta » ( ? ) interpretazione delle leggi internazionali in materia d’asilo, più preoccupati di non creare un « precedente devastante” che non una soluzione umana nel rispetto della Persona in quanto tale, i 37 fratelli d’Africa hanno potuto lasciare la nave che li aveva provvisoriamente salvati.
Forse è sfuggito ai responsabili dei due paesi coinvolti che non è la voglia di vacanza al Nord, quanto piuttosto la disperazione che ha fatto decidere a questi 37 fratelli di lasciare tutti e tutto nei loro paesi d’origine, dove la miseria, la guerra, le ingiustizie, le leggi del mercato liberista potevano assicurare loro soltanto la morte, a breve termine.
E, una volta sbarcati gli « ospiti », le autorità italiane, patria del diritto !, immediatamente hanno confiscato la nave, imprigionati i responsabili d’aver salvato questi 37 disperati : Stefan Schimdt, comandante della nave, Elias Bielder, presidente dell’associazione umanitaria tedesca e Vladimir Daschkewitsch, primo ufficiale. Il loro crimine: avere favorito l’immigrazione illegale.
Ma, perché non ci chiediamo chi sono i veri responsabili di questo fenomeno?
Noi rilanciamo nuovamente e con maggior forza, l’appello diffuso ai candidati in occasione delle ultime elezioni del parlamento Europeo : Per un’Europa solidale, non escludiamo gli esclusi !
E’ veramente inutile ed assurdo chiedere che la Costituzione europea richiami le radici cristiane dell’Europa, quando nella pratica, avendo costretto 37 persone vagare nel Mediterraneo per 22 giorni e notti, si è violata e ignorata proprio la regola fondamentale ed elementare del cristianesimo : AMARE. Darsi da fare perché gli altri soffrano di meno! Salvare coloro che sono nel bisogno, nella disgrazia, anche se sono stranieri, anche se sono nemici! Perfino se fossero dei criminali!
Riteniamo veramente grave, politicamente e socialmente inammissibile che due paesi d’Europa, la Germania e l’Italia, paesi a grande maggioranza cristiana, non abbiano ancora una legislazione aperta all’accoglienza, al diritto d’asilo per chiunque « bussi » alle proprie frontiere chiedendo di essere salvato.
In tutta le storia del nostro Movimento, la nostra prima preoccupazione è sempre stata d’accogliere nelle nostre Comunità coloro che hanno difficoltà a vivere legalmente, ed abbiamo scelto, nei casi estremi, che è preferibile aiutarli a vivere illegalmente, piuttosto che lasciarli morire legalmente. Nella nostra Comunità non domandiamo “il passato” di coloro che vengono a bussare alle nostre porte.
Nello specifico di queste 37 Persone, noi supplichiamo con forza i governanti di Germania e d’Italia a trovare un accordo, anche se fosse necessario andare oltre la legge, in attesa che una legge giusta sia approvata.
E comunque, le nostre Comunità sono sempre aperte ad accoglierle.
Insieme, agire, denunciare…
|
 |
 Renzo Fior |  Abbè Pierre |
 |
G8… e gli altri? FORZA ONU…
Anche Emmaus sarà presente a Genova, in occasione del summit dei G8. Soprattutto per portare la testimonianza dei Gruppi Emmaus di Africa, India, Medio oriente e America Latina, e per fare sentire la loro voce, che è grido di collera per tante sofferenze, ingiustizie, malattie e violenze di cui sono, da troppo tempo, vittime innocenti.
Grido di collera, ma non di disperazione…
Agli “8 grandi”, capi di stato e di governo degli 8 paesi più industrializzati del mondo, Emmaus vuole affermare e ripetere con chiarezza, forza e tenacia quanto, spesso, sentiamo dire dai nostri Amici del Sud del mondo i cui rappresentanti, purtroppo, non sono stati invitati a questo grande simposio: “La solidarietà non è solo denaro, anzi! La solidarietà è soprattutto sostegno alle giuste rivendicazioni di quel 80% dell’umanità costretta a vivere con le briciole lasciate cadere dal banchetto dei “Grandi”… 80% dell’umanità che a Genova non è stata invitata, né potrà essere presente. Non ci pare giusto discutere delle sorti del pianeta e di lotta alla miseria nel mondo, senza i diretti interessati, visto che, come sempre ci ripetono i nostri amici del Sud, “le scelte economiche, finanziarie, politiche e sociali del Nord pesano come macigni sulla nostra vita e la rendono sempre più difficile”.
Questi assurdi incontri, come quello di Genova, in cui, blindati ed insonorizzati, si riuniscono i più potenti, i più ricchi, i più armati della terra, non ci convincono. Anzi! Pensiamo che non abbiano nulla di legittimo né di democraticamente rappresentativo. Se veramente si vogliono risolvere i problemi ed i drammi dell’Umanità, occorre affrontarli e risolverli in sede dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Ogni diversa iniziativa serve solo ad indebolire ulteriormente l’unica struttura che potrebbe dare un segnale nuovo per il “governo del mondo” in questa era della tanto conclamata globalizzazione.
“Basterebbe – ha dichiarato ieri l’Abbé Pierre in una intervista ad Avvenire – che questi “G8” applicassero le varie convenzioni e delibere ONU sui diritti umani fondamentali. Basterebbe che questi “G8” decidessero di cancellare il debito estero che strangola i paesi più impoveriti… basterebbe eliminare i tanti paradisi fiscali e introdurre una tassa sui trasferimenti dei capitali… basterebbe che concretamente questi “G8” si adoperassero per far finire le tante guerre che, specie in Africa ma anche in Europa, stanno mietendo vittime innocenti… ma come possono essere credibili, questi “G8” se proprio loro sono tra i più attivi fornitori di armi ai paesi in guerra?…”
Emmaus ripropone a tutti la sua certezza: Rifare il mondo si può. Facciamolo insieme!
Ascoltando con maggiore e responsabile attenzione, il grido degli oppressi, la collera dei poveri che da ogni angolo della terra, anche nella nostra stessa Europa, reclamano GIUSTIZIA.
Facendo attenzione a non sprecare i beni che noi privilegiati del Nord abbiamo in abbondanza, preferendo uno stile di vita sobrio, privo di ogni smania consumistica.
Impegnandoci anche politicamente, perché in ogni programma economico, finanziario, politico e sociale siano tenuti presenti, in via prioritaria, i diritti dei più poveri anziché i desideri dei più ricchi.
Questo possiamo e dobbiamo fare come testimonianza ed assunzione di responsabilità nei confronti del Sud del mondo “ignorato”. E’ necessario che ognuno di noi rimanga vigile rispetto a quanto riguarda i nostri fratelli sfruttati e costretti a vivere, dalla legge del mercato e da altre imposizioni religiose e culturali, una nuova e più crudele schiavitù.
Graziano Zoni Emmaus Italia |
 |
|