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Da tutta Europa a Torino per recuperare mobili, oggetti e vestiti per iniziative di solidarietà e per lottare contro la povertà e l’esclusione

Il campo si terrà dal 10 luglio al 4 settembre e sono previsti 4 turni di partecipazione:

1°: 10 / 24 luglio – 2° 24 luglio / 7 agosto – 3°: 7/21 agosto – 4°: 21 agosto/4 settembre

Sono invitati a partecipare giovani a partire da 18 anni, se non si ha la possibilità di fare 14 giorni si può anche aderire per una settimana, sono ben accetti anche gruppi, la quota di iscrizione è di 20 euro. Per ulteriori informazioni ed iscrizioni: www.emmaustorino2011.net

“Non basta essere buoni bisogna anche essere credibili e giusti” questa frase accomuna due delle figure più carismatiche del mondo contemporaneo, l’Abbè Pierre che grazie alla sua intuizione delle comunità di Emmaus, presenti in ogni parte del mondo  ha ridato dignità e speranza a centinaia di migliaia di uomini esclusi e Don Luigi Ciotti che con i medesimi obiettivi  ha fondato il gruppo Abele e  Libera. E’ da questa vicinanza e grazie alla collaborazione fattiva dell’amministrazione comunale che è nata la proposta del campo di volontariato  internazionale Torino 2011, un invito ai giovani a sporcarsi le mani tramite un’attività concreta di recupero e riciclaggio per testimoniare una vicinanza attiva e credibile verso i più sofferenti e di attenzione verso la terra e il suo ambiente, un’esperienza di incontro e di condivisione , di scambio e di riflessione per la costruzione di un mondo migliore con al primo posto la persona al di la di ogni provenienza e differenza culturale e sociale.

Non mancheranno momenti importanti di riflessione ma anche di svago e di festa con serate di incontro personalità ed artisti:

Ci saranno Don Luigi Ciotti che parlerà di Mafia al nord d’Italia e in europa, Luca Mercalli che presenterà il suo nuovo libro “prepariamoci” sugli stili di vita, Maurizio Pallante parlerà di decrescita insieme al gruppo teatrale OIKOS, la compagnia teatrale Stregatocacolor ci farà conoscere l’unità d’Italia vista dai più umili. Un incontro sarà dedicato alla memoria sulle deportazioni  e la visita al museo diffuso della resistenza e uno sui movimenti del Magreb e sull’immigrazione. E poi musica con Lorenzo Monguzzi  cantante dei Mercanti di Liquore, Francesco Moneti violinista e polistrumentista dei Modena City Rambles e il gruppo  “Los Banditos Rurales”  che presenterà brani dei Beatles e di Bob Dylan.


ROM, cioè, NOI, TUTTI. E TUTTI  UGUALI

 

Sarebbero molti i fatti che avrebbero bisogno di una riflessione attenta; siamo invasi quotidianamente da notizie che ci fanno star male e non mi riferisco solo alla drammatica morte di quattro bambini in una tenda improvvisata; non dico bambini “Rom” ma solo bambini, esseri umani perché quando usiamo il termine “ROM” ho come l’impressione che vogliamo sminuire la loro “umanità” e il loro essere in tutto e per tutto uguali a ciascuno di noi e a ciascuno dei nostri bimbi; indignazione nell’indignazione per questo tentativo misero di sottrarci alle nostre responsabilità.

Abbiamo quasi l’impressione di essere circondati da una marea di fango che ci assale e dalla quale non riusciamo a trovare capacità e mezzi per sottrarcene; un senso di rassegnazione e di quasi fatalità ci invade rendendoci incapaci di visioni di speranza per il nostro futuro e per quello delle giovani generazioni. Il sentimento di tanti, che ciascuno di noi ha modo di incontrare conferma purtroppo di questo stato d’animo e realtà delle cose.

Ho riletto, alla luce anche di questi fatti, la costituzione italiana che all’articolo 3 recita:” tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

 E mi sono detto: come siamo lontani da questa visione nella realtà concreta della nostra vita; non avvertiamo questa uguaglianza e troviamo sempre qualcuno che è più uguale di tutti gli altri, che riesce ad avere favori e vantaggi, che di fronte alla legge riesce a far valere il proprio censo, la propria forza mediatica che gli permette di distorcere la realtà e di piegarla ai propri interessi di bottega.

Eppure io penso e ne sono profondamente convinto, che la maggior parte della gente abbia a cuore l’essere retti, onesti, solidali, lavoratori, pacifici, attenti a che il vivere civile si possa sviluppare armoniosamente nel rispetto di tutti….ma allora cosa ci manca? Perché al contrario viviamo questo senso di accerchiamento del male e non riusciamo a spezzarne le catene? Siamo diventati pavidi e spettatori quasi disinteressati.

Mi pare che dobbiamo riscoprire la necessità e la forza dell’indignazione personale, profonda; non dobbiamo stare zitti, dobbiamo saperci mettere la faccia, dobbiamo saperci compromettere, prendere posizione. L’Abbé Pierre ci ha insegnato la “collera dell’Amore” che significa farsi carico, e in maniera figurata potremmo dire “prendere in braccio” le persone che soffrono; guardare quei volti e riscoprire in quei tratti, i tratti dell’umanità ferita e sofferente che ci chiama a gridare con loro e per loro la nostra indignazione.

Diciamo che siamo stufi che a pagare la crisi, le malefatte di questo e quell’altro speculatore farabutto siano sempre i più poveri, siamo stufi di vedere che quando si tratta di tagliare e fare economie a livello statale, regionale e comunale sono gli interventi per i più deboli tra di noi che sono colpiti: e questo lo chiamano Welfare. Perché non si diminuiscono le spese per il militare; per i 131 nuovi cacciabombardieri F 35 (Joint Strike Fighter) sono stati stanziati 16 miliardi di €uro.

Siamo stufi di vedere alla televisione l’apoteosi del capo e di chi come lui ha possibilità economiche quasi illimitate e che per questo pensa di aver il diritto quasi sacrosanto di beffarsi di tutto e di tutti, della legge che dovrebbe in qualche modo ritrovarci uguali, così come recita la costituzione italiana.

Diciamo basta ad un paese, il nostro, ad una regione, l’Europa, che di fronte alle emergenze di popolazioni colpite dalla guerra, dalla fame e dai disastri naturali sono preoccupate solo di ergere mura sempre più invalicabili e non sanno inventare una politica fatta di accoglienza e di rispetto delle persone.

Ma indignarsi non è sufficiente; occorre scendere in piazza e levare forte la nostra voce e obbligare quanti esercitano il potere per il proprio interesse a tornarsene a casa. Forse dobbiamo riscoprire il senso e il gusto del fare politica: “mi interessa” come diceva Don Milani; mi interessa per me, per i miei figli e per tutte quelle persone che da questa politica sono dimenticate ed utilizzate.

“Se non ora quando”?

 

Renzo Fior



EMMAUS ITALIA partecipa e sostiene la campagna in favore dei diritti sociali, civili, politici ed economici, affinché siano realmente fruiti da tutti coloro che risiedono nel nostro Paese.
Anche EMMAUS ITALIA il 27.02.2010 sarà presente nelle piazze delle città italiane insieme alle altre associazioni che partecipano all'iniziativa, al fine di catalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica e dei media sui temi della campagna ed avviare un dibattito che porti il nostro welfare a fronteggiare le problematiche sociali del XXI secolo.



Nobel Peace Prize for African Women

Riconoscere e valorizzare il ruolo delle donne in Africa e dare loro il Premio Nobel per la Pace 2010. Questa la proposta promossa dal CIPSI, coordinamento di 42 associazioni di solidarietà internazionale, e da ChiAma l'Africa. 'Lanciare una campagna internazionale per l'attribuzione del premio Nobel per la Pace nel 2010 alle donne africane nel loro insieme'. Non una campagna per l'attribuzione del Nobel a una singola persona o a un'associazione, ma una sorta di Nobel collettivo. L'Obiettivo è di raggiungere almeno 2 milioni di firme da inviare al comitato che attribuisce il Nobel.