Porre fine al degrado del patrimonio abitativo pubblico esistente per dare una casa a chi ne ha estremo bisogno: l’appello promosso da Emmaus Villafranca

Porre fine al degrado del patrimonio abitativo pubblico esistente per dare una casa a chi ne ha estremo bisogno: l’appello promosso da Emmaus Villafranca

Condividiamo il comunicato stampa stilato dalla Cooperativa SOS Casa insieme a Emmaus Villafranca, chiedendone la diffusione tra i vostri contatti:

«L’Ater dispone di migliaia di alloggi nella provincia, tuttavia diverse centinaia sono inutilizzati per mancanza di manutenzione a causa della carenza di fondi pubblici. L’unica strada sembra quella di vendere parte del patrimonio per ottenere la liquidità che Regione e Stato non garantiscono più. La nostra proposta parte dal convincimento che le case popolari sono un bene comune e come tale, in quanto frutto di investimento di disponibilità della collettività, devono rimanere pubbliche». Con queste parole Renato Ferraro, presidente della Cooperativa SOS Casa ha denunciato – durante la conferenza stampa tenutasi presso le Case Ater di via Sommacampagna a Villafranca – la mancanza di una strategia di risposta al disagio abitativo. «La Cooperativa SOS Casa ha quindi chiesto ad Ater alcuni alloggi inutilizzati, perché la Cooperativa li ristrutturi e li gestisca assegnandoli a giovani, famiglie, altri casi con limitate possibilità di reddito. L’intesa è che alla fine del comodato gli alloggi – ha proseguito Ferraro – ritornino nella disponibilità pubblica. Tutto ciò sta dando i suoi risultati con l’avvio a Villafranca della ristrutturazione di 5 case popolari dismesse, dopo un lunghissimo iter per arrivare alla concessione da parte dell’Ater. Per affrontare il grave disagio si propone, a livello generale, che siano liberati fondi oggi bloccati dal Patto di Stabilità, da investire nell’edilizia sociale, il che avrebbe positive ricadute anche sul comparto delle costruzioni e relativa occupazione».

«In 28 anni di presenza sul territorio – ha detto Renzo Fior, responsabile della locale Comunità Emmaus – il disagio abitativo e l’emergenza sfratti sono cresciuti e di conseguenza anche le nostre richieste nei confronti degli Enti Pubblici. Osservando oggi il disagio abitativo che si fa drammatico a seguito della insistente crisi economica, misurato anche dall’andamento degli sfratti per morosità dovuta alla perdita di reddito e di lavoro, una entità come Emmaus non può restare indifferente. È quindi doveroso sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica – ha proseguito Fior – sul problema e, per contro, denunciare la progressiva latitanza degli enti pubblici preposti (nazionali e regionali), che non stanziano fondi adeguati, da destinare in particolare alle Ater provinciali (Aziende territoriali per l’edilizia residenziale), gestori delle case popolari. I numeri dicono da molti anni che in Veneto solo il 5% delle famiglie ammesse alle graduatorie delle case popolari ha avuto risposta positiva. Anche i fondi a sostegno del pagamento affitti per le famiglie meno abbienti o in difficoltà si vanno esaurendo».

LA COOPERATIVA SOS CASA DENUNCIA

  1. La mancanza di investimenti e il conseguente degrado del patrimonio abitativo pubblico esistente: gli investimenti sono praticamente finiti vent’anni fa, con il venir meno dei fondi Gescal; le Regioni hanno ritenuto di reperire fondi con azioni di vendita, di per sé opinabili, trattandosi di patrimonio pubblico e quindi di un bene comune, ma poi nei fatti irrealistiche. Le nuove costruzioni sono irrisorie, costose, con tempi biblici di realizzazione: sarebbe comunque meglio puntare sul recupero). Si tenga conto che il 70% degli alloggi ERP ha più di 40 anni, 1/3 oltre 60 anni!

  2. L’entità degli alloggi dell’Edilizia Residenziale Pubblica inutilizzati, in quanto non mantenuti per assenza di fondi (Ater Verona dichiara il 14% di alloggi vuoti di edilizia sovvenzionata, costantemente in numero oltre 500, che implicano comunque costi di manutenzione e condominiali).

  3. Il mancato turnover degli assegnatari: le assegnazioni di fatto sono a vita (si veda l’età media degli assegnatari in costante crescita, come dichiara Ater Verona, a oggi oltre la metà degli assegnatari ha più di 65 anni, un quarto oltre 80 anni) senza un serio controllo dei parametri e una strategia di ricambio degli occupanti. Tutte da verificare le recenti direttive regionali sul questo punto, ad es. ad es. la “mobilità obbligatoria” per gli occupanti che hanno più di 75 anni.

  4. La cronica ‘presa in giro’ delle graduatorie (le assegnazioni a Verona nel 2016 non arrivano a 1 su 10 degli aventi diritto (il doppio della media regionale!): non si tratta di una illusione per chi viene ammesso? E non si dica che si tratta solo di stranieri, la maggior parte degli aventi diritto, infatti, è costituita da italiani (vedi liste AGEC Verona: nei primi 100 in graduatoria, 73 sono italiani).

  5. La mancanza di risposte concrete alle nuove povertà: giovani coppie, genitori separati, anziani, immigrati (dove alla risposta abitativa si associa spesso la necessità di interventi di supporto sociale).

  6. L’esiguità dei fondi per il sostegno affitti e la morosità incolpevole, in costante riduzione nonostante il permanere della crisi e l’entità degli sfratti degli anni recenti. Del resto, con una quota di abitazioni di proprietà dell’80%, la politica è da tempo, e sempre meno interessata, agli affittuari, privilegiando misure anche fiscali a favore dei proprietari.

  7. La schizofrenia del mercato immobiliare privato, mosso da intenti speculativi (1/5 del patrimonio residenziale è sfitto, con livelli di affitto non condizionati da questa disponibilità).

  8. L’importanza di utilizzare case già esistenti, ristrutturandole, da destinare a nuovi assegnatari, per salvaguardare il suolo agricolo e naturale.

  9. Per affrontare il grave disagio si propone, a livello generale, che siano liberati fondi oggi bloccati dal Patto di Stabilità, da investire nell’edilizia sociale, il che avrebbe positive ricadute anche sul comparto delle costruzioni e relativa occupazione. A Verona si tratta di 100 milioni di euro, nel Veneto 1,3 miliardi.

La Cooperativa SOS Casa, attualmente presieduta da Renato Ferraro, è stata costituita nel 1990 per iniziativa di Renzo Fior, responsabile della Comunità Emmaus di Villafranca, e di alcuni amici della Comunità, con la missione di aiutare le persone in difficoltà a reperire una dignitosa sistemazione abitativa.

Attualmente gestisce una trentina di alloggi in regime di housing sociale (oltre all’abitazione viene garantito l’accompagnamento sociale delle famiglie ospiti), con un canone medio mensile di 250 €.

PER CONTRIBUIRE AL PROGETTO:

IBAN SOS CASA

IT 77 G 02008 59960 000003024529 c/o Unicredit Villafranca

Per informazioni: Renato Ferraro, presidente della Cooperativa SOS Casa, 335 7886638.

Villafranca di Verona, 14 febbraio 2018